L'AZIENDA

Il Consorzio produttori marroni Alta Valle Senio, nasce ad opera di tre aziende produttrici di marroni, di Casola Valsenio e Palazzuolo sul Senio, due piccoli centri montani, nel cuore dell'Appennino tosco-romagnolo, affacciati sul fiume Senio da cui prendono il nome.

In questa zona il marrone ha da sempre rappresentato, nella cultura dei nostri avi, un alimento indispensabile per la sopravvivenza di intere generazioni di montanari.

Il castagno, ha sfamato per secoli milioni di persone con i suoi frutti, in particolare poveri e bisognosi nei lunghi inverni montani e durante le carestia, nella sua storia ha sviluppato una vera e propria 'Civiltà del castagno', ricca di usi, costumi, tradizioni, statuti comunali, tecniche agronomiche, controllo dei boschi e del territorio.
Le prime specie coltivate si svilupparono nell'Asia Minore e si diffusero ben presto nella penisola ellenica da dove, giunsero in Italia. Gli antichi Romani apprezzarono molto le castagne e diedero un contributo alla diffusione e coltivazione della specie, impiantando veri e propri castagneti da frutto in Italia, in Spagna, Portogallo, Francia, Svizzera, Germania, ecc.
Furono i conventi ed i monasteri, nei primi secoli del Medioevo, a preservare e diffondere la coltivazione del castagno. In Italia il castagno, si sviluppò notevolmente fra l'XI ed il XV secolo.
Per molti anni la dieta alimentare delle popolazioni montane e rurali era rappresentata dalle castagne; la loro farina era un aiuto indispensabile, per la sopravvivenza di intere generazioni di montanari impossibilitati a consumare i cereali e la carne, in conseguenza di ciò, la coltivazione del castagno si intensificò ulteriormente.

Dopo la seconda guerra mondiale molti castagneti furono abbandonati e il patrimonio nazionale subì una notevole riduzione, questo abbondono potrebbe essere imputabile non solo al grande esodo dalle montagne alle città ma anche ad attacchi fitosanitari di due funghi patogeni che arrecarono danni ingenti ai castagneti, nello specifico il "mal d'inchiostro", causato dal fungo Phytophtora cambivora Petri (deve il nome alla coloritura delle radici e del fusto che attaccate prendono un colore nerobluastro). L'altra malattia il "cancro corticale" provocato da un altro fungo, Endothia parasitica Murr. And., agente del cancro della corteccia. In Italia, il castagno ha segni di ripresa produttiva e di un rinnovato interesse, non prima degli anni '80, se ne rivaluta l'importanza culinaria, le sue tradizioni, il suo ruolo nella difesa idrogeologica del suolo e della conservazione del paesaggio forestale autoctono.

L'intervento dell'uomo, non si limita alla pulizia del terreno sottostante il castagno, prima della raccolta dei suoi frutti, ma anche a sostituire le piante che muoiono, con nuove piante e nuovi innesti, alla potatura, quest'ultimo lavoro è riservato allo "scaccino", così è chiamato il potatore del grande albero. Lo scaccino, si arrampica con agilità sul tronco del castagno fino ad arrivare sulla chioma, per poter tagliare i rami secchi, malati, o in eccedenza, è un lavoro pericoloso, tanti scaccini sono morti cadendo dai castagni, perchè quest'ultimi raggiungono altezze anche di 30 mt. Ecco quindi che quando entriamo in un castagneto, dobbiamo farlo in punta di piedi e con il massimo rispetto, dando ascolto a tutti questi aspetti, possiamo soffermarci ad osservare un castagno e lui ci racconterà la sua storia e ci farà capire che la storia continua con la sua ombra, con i suoi frutti, con la sua aria pulita.

Conoscere la storia del castagno, permette di entrare in contatto con le energie sottili che queste piante secolari emanano, ci si rende anche conto di quanto un mondo così rude e selvaggio, sia in realtà legato ad equilibri naturali, complessi e fragilissimi che con pochissimo possiamo interrompere. Una passeggiata nel castagneto ci dà modo di respirare la storia dei nostri avi, che ci hanno permesso, oggi, di raccogliere funghi e castagne, dobbiamo prendere atto che questo ambiente ha bisogno anche dell'uomo per poter continuare ad esistere, un uomo nuovo, che rispetti l'equilibrio del bosco.

La nostra azienda vi propone anche oggi un prodotto di alta qualità direttamente dalle nostre terre contraddistinto dal marchio del "Marrone Casola Valsenio" e IGP del Mugello.